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Chiesta proroga dello stato di emergenza per le zone colpite dal terremoto


Daniele D'Alessandro

La Regione Siciliana chiede al governo il provvedimento di proroga dello stato di emergenza, in scadenza il 31 dicembre 2021, per le zone colpite dal terremoto di Santo Stefano 2018.

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Il 31 dicembre 2021 scadrà lo stato di emergenza per il terremoto di Santo Stefano del 2018, che colpì gravemente 9 centri abitati dell’Acese.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, chiede un provvedimento che proroghi le misure straordinarie in scadenza.

Ciò, infatti, permetterebbe di poter compiere gli interventi in corso e le opere di ricostruzione.

Il direttore generale del Dipartimento di Protezione Civile regionale, Salvo Cocina, ha già presentato ufficiale richiesta a Roma per la proroga dello stato di emergenza.

Per gli interventi nei Comuni colpiti, il Governo ha erogato 31 milioni di euro degli oltre 33 autorizzati, su un totale di 41 previsto.

Resta da completare il programma delle opere previste, per il ripristino della viabilità, la messa in sicurezza di edifici scolastici, immobili privati, pubblici e di proprietà dell’Iacp.

MUSUMECI: “URGE PROVVEDIMENTO DI PROROGA CON URGENZA”

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, invoca il provvedimento di proroga dello stato di emergenza.

Il direttore generale del Dipartimento di Protezione Civile regionale Salvo Cocina e la struttura commissariale per la ricostruzione – dichiara – devono poter portare a termine i compiti per i quali sono stati designati“.

La Regione non ha competenze in merito, ma serve con urgenza un intervento normativo a livello nazionale per estendere i provvedimenti emergenziali in vigore“.

“Sul fronte della ricostruzione, inoltre, è necessaria una semplificazione delle procedure così come è auspicabile anche il rinnovo del “sismabonus rafforzato” per i singoli immobili“.

“Confidiamo nella sensibilità del Governo e della Protezione civile nazionale, nonché dei parlamentari di Camera e Senato, affinché si giunga a una pronta soluzione”.

“Dobbiamo assolutamente evitare che centinaia di persone, ancora sfollate, perdano il contributo per l’alloggio e che la ricostruzione di edifici pubblici e privati resti incompleta”.

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