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Indagine porto Riposto, Cgil: “Lucrare sulla sicurezza, fatto gravissimo”


Redazione

L'indagine della Guardia di Finanza sul porto di Riposto, è sfociata in misure cautelari di interdizione nei confronti di sei persone

Riposto

La Cgil si esprime sull’indagine della Guardia di Finanza sul porto di Riposto (CT)

“Il lucrare sulle opere di messa in sicurezza e’ un fatto gravissimo anche sotto il profilo morale. E’ mettere a rischio per il proprio guadagno la vita delle persone. E’ più’ che una ruberia e come tale deve indignare tutti e spingere tutti alla denuncia nel caso si venga a conoscenza di fatti simili perché il malaffare possa essere perseguito”.

Queste le parole del Segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino e il Segretario della Fillea Giovanni Pistorio.

Si riferiscono all’indagine della Guardia di finanza sfociata in misure cautelari di interdizione nei confronti di sei persone. Sono indagate per frode nelle pubbliche forniture in relazione all’esecuzione di lavori pubblici nel periodo ottobre/novembre 2019. Per la protezione dello specchio acqueo del primo bacino del porto di Riposto (Catania).

I due sindacalisti plaudono all’azione delle forze dell’ordine e aggiungono: “Quel che più colpisce e’ che la rete del malaffare si diramasse tra più province. Chiediamo agli organi di vigilanza una più attenta osservazione e verifica sui lavori pubblici per far si’ che fatti come quelli del porto di Riposto possano essere prevenuti”.

IL FATTO:

Nell’ambito di una più ampia, complessa e articolata operazione a tutela della spesa pubblica, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il locale Tribunale ha disposto misure cautelari nei confronti di 6 persone, sottoposte a indagine per frode nelle pubbliche forniture, in relazione a lavori inerenti delle opere per la protezione dello specchio acqueo del primo bacino del porto turistico di Riposto, che sono state realizzate in modo difforme rispetto a quanto previsto nel progetto con una conseguenziale diminuzione della sicurezza delle opere costruite e un indebito profitto per l’impresa derivante da un consistente risparmio di spesa pari a circa la metà della somma stanziata.

Le citate misure interdittive quindi hanno riguardato un dipendente pubblico (funzionario direttivo) del Servizio 8 (Infrastrutture marittime e portuali) del Dipartimento delle Infrastrutture e della Mobilità della Regione Siciliana, un ingegnere di Messina, nonché quattro imprenditori di Catania, Agrigento, Naro e Brolo, operanti nel settore delle costruzioni edili.

LE INDAGINI

Le indagini, svolte dai militari della Guardia di Finanza di Riposto, hanno riguardato un appalto di lavori eseguiti tra settembre 2019 e maggio 2020.

Lavori relativi alle opere complementari per la protezione dello specchio acqueo del primo bacino del porto di Riposto.

Il tutto per un valore stimato di circa un milione di euro.

Dalle investigazioni inoltre sarebbe emersa la sussistenza di irregolarità nella realizzazione di una scogliera finalizzata alla mitigazione del moto ondoso all’interno del primo bacino del porto di Riposto.

Opera realizzata in modo difforme dalle previsioni del capitolato per quel che concerne la qualità dei lavori di fatto eseguiti.

Quest’ultimi realizzati con modalità grossolane, con materiali di qualità inferiore e senza utilizzo degli strumenti previsti per l’esecuzione a regola d’arte.

Nel dettaglio, avrebbero realizzato il flangifrutti con l’utilizzo di massi di peso e categoria diversa e inferiore rispetto a quella prevista.

Le attività di indagine, inoltre, avrebbero fatto emergere:

  • la mancata pesatura dei massi da collocare nel fondale;
  • il mancato utilizzo di idonei mezzi meccanici terrestri e navali idonei alla selezione ed al corretto posizionamento dei massi medesimi;
  • il posizionamento di alcune boe di segnalazione difformi rispetto alle caratteristiche qualitative dal capitolato d’appalto;
  • irregolarità per quel che concerne la manodopera impiegata;
  • l’omessa vigilanza sulla corretta realizzazione delle opere da parte del direttore dei lavori e dell’Ispettore di cantiere e del Responsabile unico del procedimento.

Tali difformità, come si è anticipato, avrebbero comportato una significativa riduzione degli standard di sicurezza del porto di Riposto.

LE MISURE CAUTELARI

Ordunque, In conseguenza di tali attività investigative e degli elementi acquisiti nell’attuale stato del procedimento, quindi, con non ancora instaurato il contradittorio con le parti, il Giudice per le indagini preliminari presso il locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto le misure cautelari:

della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio da lui svolto per la durata di dodici mesi, con interdizione temporanea di tutte le attività ad esso inerenti nei confronti di:

  • D’Amore Francesco, Funzionario Direttivo del Servizio 8 (Infrastrutture marittime e portuali) del Dipartimento delle Infrastrutture e della Mobilità della Regione Siciliana;

del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione e del divieto di esercitare la sua professione per la durata di dodici mesi, con interdizione di tutte le attività ad essa inerenti nei confronti di;

  • Sutera Antonino, ingegnere di Messina;

del divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione e del divieto di esercitare attività d’impresa e di ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, con interdizione delle attività ad esse inerenti, per la durata di dodici mesi nei confronti di:

  • Palilla Francesco, imprenditore edile;
  • Palilla Calogero, imprenditore edile;
  • Condipodero Marchetta Pietro, imprenditore edile;
  • Giuffrida Michele, imprenditore edile.

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