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Tagli ai servizi sociali territoriali di Catania: pagano gli anziani


Redazione

Sono soprattutto gli anziani e anche i minori le principali vittime dei tagli ai servizi sociali territoriali della provincia etnea.

anziani

I cittadini etnei che hanno pagato il prezzo più alto dei tagli ai servizi sociali territoriali a causa della pandemia sono soprattutto gli anziani.

Ad eccezione del Distretto di Gravina di Catania, l’intero territorio etneo ha nei fatti cancellato parecchie risorse per gli anziani tagliando dunque anche i luoghi della socialità.

Ad esempio, in primis i centri diurni.

A farne le spese, con la conseguente sospensione, sono stati le ADI, Assistenza domiciliare sanitaria integrata e l’ADA, Assistenza domiciliare domestica.

Lo segnalano la Cgil e lo Spi Cgil di Catania che hanno partecipato agli incontri di riavvio dei PIANI DI ZONA PER LA SALUTE E IL BENESSERE SOCIALE.

Strumenti fondamentali di programmazione dei servizi locali che avevano subito un rallentamento a causa del COVID.

Ma i lavori non sono invece ripartiti proprio nel distretto di Catania città.

“Ci preoccupa il silenzio del Distretto sociosanitario 16”

Ci preoccupa molto il fatto che il distretto sociosanitario 16 che comprende i comuni di Catania, Misterbianco e Motta S. Anastasia non abbia convocato i tavoli di concertazione. Temiamo che non sia avvenuta la rimodulazione delle risorse per i servizi. Non sappiamo dunque come e se verranno impiegati i fondi che dal 2014 ad oggi non erano stati spesi e di cui ora la legge prevede la riprogrammazione, proprio per recuperare i rallentamenti istituzionali e gli effetti devastanti per la popolazione fragile dovuti al Coronavirus” spiegano il segretario generale della Camera del Lavoro, Carmelo De Caudo, insieme alla segretaria confederale Rosaria Leonardi e alla segretaria generale dello Spi Cgil Giuseppina Rotella.

Come sindacato siamo presenti nella “Rete territoriale per la protezione e l’inclusione sociale” così come prevede la direttiva regionale 2021, e questo ci consente prima  di tutto di concertare le possibili soluzioni su misura per le fasce deboli, ma anche di monitorare quanto si stia facendo a livello istituzionale. Ogni distretto lavora sulla base della propria disponibilità economica e mai come adesso è necessario calcolare e finalizzare per bene ogni investimento. I tre “tavoli tematici” e cioè quelli relativi a minori e anziani, persone non autosufficienti e area povertà ed inclusione sociale, sui quali lavorano i sette distretti dell’area etnea, hanno avuto a disposizione 6 milioni e 162 mila euro; solo a quello di Catania furono assegnati oltre 2 milioni di euro. Serve sapere come e quando si spenderanno questi soldi”.

Attenzione anche ai minori

Oltre alla criticità relativa all’assistenza anziani, la Cgil segnala la necessità che i territori affrontino il danno psicologico dei minori a seguito della pandemia.

Moltissimi gli episodi di depressione maggiore segnalati ai medici generici e ai consultori.

Ma spesso tocca alle famiglie provvedere con risorse proprie ad eventuali sostegni psicologici.

Risorse che in questo particolare momento storico poche famiglie possiedono.

“È necessario intervenire subito organizzando centri di aggregazione per i giovanissimi”, concludono De Caudo, Leonardi e Rotella.

“E c’è anche la pesante questione legata alla violenza sulle donne e all’abbandono scolastico”.

“Anche queste sono aree problematiche afferenti ai servizi sociali e aggravate dalla pandemia, che necessitano di fondi urgenti”.

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