Il catanese Nitto Santapaola, oggi 85enne, è stato catturato nel 1993 dopo una lunga latitanza: ultimo padrino di Cosa Nostra, “è ancora pericoloso”.
Il Tribunale di Catania ha respinto una nuova richiesta di misure di prevenzione per Nitto Santapaola, capomafia catanese, confermando la sua pericolosità sociale. Il provvedimento nasce dalla disamina di nuovi elementi emersi da un’indagine dei Carabinieri del Ros su presunti beni legati a esponenti di Cosa Nostra etnei. Santapaola è di fatto l’ultimo anziano padrino di Cosa Nostra ancora in vita.
Circa due anni fa, terreni confiscati alla mafia e legati all’anziano boss in carcere vennero fatti oggetto di riqualificazione. Invece, nel 2020, in piena pandemia, vennero respinte le richieste di arresti domiciliari per il vecchio padrino di Cosa Nostra, che è detenuto al carcere milanese di Opera. Nato nel 1938 a Catania, Santapaola proveniva da una famiglia povera e, dopo aver abbandonato la scuola, si dedicò alle rapine.
Nitto Santapaola, prima della latitanza, svolse vari lavori ufficiali, tra cui il venditore ambulante di generi ortofrutticoli e il titolare di una concessionaria automobilistica. Come noto, con la complicità dei Corleonesi, avrebbe nel 1978 eliminato il vecchio boss catanese, Giuseppe Calderone, dimostrando la sua ambizione di assumere il comando di Cosa Nostra a Catania.
Da allora, è rimasto coinvolto in decine di delitti di mafia e per questo viene considerato uno dei boss più pericolosi della storia di Cosa Nostra. Diversi sono i pentiti che, anche in anni recenti, lo hanno accusato di numerosi crimini commessi. Durante la sua lunga latitanza, conclusasi a maggio 1993, diversi sono i fatti sanguinari che ne vedono il coinvolgimento diretto o indiretto.
Nitto Santapaola, tra l’altro, è accusato di essere il mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio nel 1992, che causarono la morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e delle loro scorte. Nel 2008, per queste stragi, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione. La sua figura è legata a sanguinose faide mafiose a Catania e a episodi di corruzione e connivenza con imprenditori e politici locali.
Tra gli altri, l’anziano boss è stato condannato per l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava, mentre durante la sua permanenza in carcere perse la moglie in maniera atroce. La donna, infatti, fu assassinata nel 1995 come atto di vendetta da parte di un collaboratore di giustizia.
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