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Sfollati Via Castromarino: una vicenda senza fine

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Redazione

Per le 8 famiglie senza casa di Via Castromarino, il calvario continua.

“A scuola, quando avvengono casi di bullismo, la prassi è sempre la stessa: il bullo prontamente accusa la vittima di non averlo mai maltrattato, di essere suo amico e che il compagno sta dicendo solo bugie. Quando l’evidenza mostra ecchimosi sul viso del malcapitato, quaderni strappati e pesanti insulti sui social. Cmc Ravenna, ditta di grande importanza nazionale, ha assunto un modo di fare da “bullo del quarierino” verso noi sfollati, fuori di casa da due anni e mezzo. In condizioni di profondo disagio psicologico ed economico, e, di fronte a prove inconfutabili, ci accusa di dire falsità. La verità però è chiara e palese”.

Queste sono le parole della Professoressa Oriana Pappalardo, portavoce degli sfollati di Via Castromarino e escluse dai risarcimenti. Che, ancora una volta, interviene sulla questione chiedendo di poter fare ingresso all’interno delle loro abitazioni: i lucchetti del portone d’ingresso, hanno subito delle modifiche. E, inoltre, lamenta il comportamento assunto da Cmc Ravenna nei confronti delle 8 famiglie.

Ci è stato proibito entrare nelle nostre abitazioni, quasi minacciandoci”

“Innanzitutto né il Comune né la Protezione Civile o altra autorità ci ha comunicato che le nostre case sono
magicamente ritornate fruibili e sicure, nessuno ha controllato la solidità dello stabile, infatti abbiamo contratti d’affitto a testimoniarlo. Dal 10 febbraio la scrivania dell’avvocato Scuderi, che difende Cmc Ravenna, è piena delle richieste scritte
delle 3 famiglie di via Castromarino 11, inviate dal nostro avvocato Lipera, nelle quali chiediamo di avere le chiavi per entrare nelle nostre case. Poiché i lucchetti del portone d’ingresso sono stati arbitrariamente cambiati da Cmc senza avvisarci, richieste ovviamente mai accolte. Quando poi sono iniziati i lavori, abbiamo provato gentilmente a chiedere di andare almeno a controllare le condizioni degli appartamenti – non sappiamo nemmeno se l’ennesimo sciacallo in questi mesi sia entrato, non sappiamo se sono apparse nuove crepe o danni – e ciò ci è stato proibito quasi minacciandoci.

“Non conosciamo la natura dei lavori che stanno svolgendo”

Inoltre, abbiamo visto davanti al nostro portone un’enorme quantità materiale edile, tubi, fili elettrici provenienti dalla scala. Non ci sono più le vasche, i motorini dell’acqua, la cassetta delle lettere, che erano presenti fino al 10 febbraio, l’ultima volta che abbiamo avuto accesso (che fine avranno fatto?). Abbiamo le foto dei lavori che stanno facendo, ma dei quali non ne conosciamo la natura. Si dice che siano per irrobustire la scala e se invece servissero per occultare le prove di un’istabilità anche del nostro edificio causato da quello adiacente? Se Cmc ha la coscienza a posto, perché nasconderci ciò che stanno facendo nella scala comune? L’ingegnere Fiore, affermando che la scala appartiene solo a Cmc, conferma di non essere veramente informato sui fatti. Poiché abbiamo le scale millesimali che provano che la scala appartiene solo in minima parte ai nuovi sgraditi condomini. E la legge impone loro informare anche gli altri condomini su quello che stanno facendo.

“Non hanno mai avuto un atteggiamento di riguardo nei nostri confronti”

Infine, date le parti comuni totalmente devastate da Cmc Ravenna, dato il tetto dell’androne distrutto o i fili elettrici assenti, come potrebbe mai essere agibile il nostro lato? Noi 8 famiglie escluse dai risarcimenti abbiamo provato a dialogare con Cmc Ravenna in modo civile e secondo legge. Ma a quanto pare ciò non è servito. Non hanno MAI avuto un atteggiamento di riguardo nei nostri confronti, anzi il loro modus operandi è degno di una vera e propria violenza privata. Insieme al nostro avvocato Lipera pertanto, dopo l’esposto fatto alla Procura della Repubblica, procederemo a difenderci secondo Legge di fronte a questa chiara diffamazione. Vittime si, bugiardi mai” conclude.

Redazione

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